

Biografia dell'Artista
Pugliese di origine, il Maestro Donato
Carlino ha svolto la
sua opera prevalentemente a Torino,
dove dal 1940 al 1961 ha insegnato
presso l’Istituto Arti
Grafiche “Vigliardi Paravia” e
presso altre importanti scuole.
Nell’immediato
dopoguerra fu chiamato a collaborare
al restauro della Galleria degli
Uffizi a Firenze e di altre gallerie
ad Arezzo e Pistoia.
A partire
dagli anni '50 ebbe modo di esporre
le sue opere in numerose mostre
sia in Italia che all'estero
(Francia e Stati Uniti), riscuotendo
sempre grandi apprezzamenti soprattutto
per la notevole tecnica pittorica
e l'immediatezza delle sue rappresentazioni.
Era però uomo dalla personalità schiva
e profondamente solitaria, poco avvezzo
alla vita di relazione e mai disposto a
rapportarsi in modo costruttivo con quei
critici d'arte e galleristi che negli anni
non gli fecere certo mancare elogi e complimenti.
Questa sua indole gli ha perciò impedito
di raggiungere quella fama che in realtà avrebbe
meritato.
Tre sono i temi fondamentali
della pittura di Carlino: il paesaggio
industriale, il circo e la donna.
Il primo
tema è quello
che sicuramente esprime al meglio la profonda
inquietudine ed il senso di alienazione
suscitati nel pittore dal paesaggio urbano
moderno, già definito da Montale
il “male di vivere”. La nutrita
presenza di fabbriche con ciminiere gigantesche
che sovrastano le case, le luci sempre
abbaglianti e onnipresenti, gli uccelli
che volano quasi volessero fuggire, sono
tutti elementi pregnanti e tutto sommato
facilmente individuabili da chiunque di
noi nel panorama cittadino industriale
odierno.
Il circo è l’altro
tema dominante, raffigurato nelle opere
del Maestro come una sorta di metafora
e di allegoria della condizione umana.
Nei suoi quadri troviamo, in mezzo a cavalli
e acrobati, donne dalle labbra rosse su
visi di gesso e clown dalle espressioni
a volte tragiche a volte allegre. Quella
rappresentata nel suo circo è una
umanità messa a nudo e che può essere
buffa oppure terrificante a seconda dell’angolazione
da cui la si guarda.
Il terzo tema portante è la
donna, rappresentata con forme spesso procaci,
a volte persino sproporzionate, quasi sempre
nude ma mai esibite, con espressioni inquietanti
ed in pose mai scontate. Anche queste figure
rappresentano la sua difficoltà nel
rapportarsi con l’umanità,
soprattutto con la donna, che ama nella
stessa misura in cui ne è impaurito.
Eppure
quest'uomo è stato capace
(ma solo negli anni più indietro
e comunque prima della tragica morte dell'unico
figlio nel 1975) di dipingere alcune opere
di straordinaria serenità, persino
rilassanti, che a volte si stenta persino
ad attribuirgli.
In generale, comunque, le sue opere dimostrano
una incredibile capacità di utilizzo
dell’intera tavolozza dei colori,
soprattutto nei dipinti ad olio in cui
vengono spesso sovrapposti più strati
di colore fino a trovare la giusta connotazione.
I
quadri di Carlino sono quasi sempre vere
e proprie esplosioni di colore che non
possono lasciare indifferente anche l’osservatore
più profano. La tecnica pittorica è di
assoluto valore, al pari della capacità di
trasmettere, attraverso la sua opera, tutti
i suoi travagliati stati d’animo.
Ad oggi una importante e significativa
parte della produzione è custodita
in uno studio a Piacenza, in cui il visitatore
può compiere un viaggio immaginario
nel mondo dell'artista e coglierne tutte
le sfumature e gli stati d'animo che per
anni sono stati fonte di ispirazione.
Il
legame di Carlino con Piacenza deriva dal
matrimonio con Thea, donna piacentina di
gran carattere che mai ha smesso di sognare
per il suo “Uccio” un
momento di gloria, a dispetto di una vita
mai semplice o banale e pur portando ancora
nel cuore il dolore per la perdita, nel
1988, dell'uomo che ha segnato in modo
indelebile la sua esistenza.
Ma il sogno
prosegue ......... |